giovedì 26 gennaio 2012

Il Cane

Avevo una vita una volta, prima di finire qui dentro. Sì, avevo una bellissima ragazza che ora non vedo più. Non mi ha perdonato neanche lei per ciò che ho fatto. Eppure pensavo che lei capisse che l'ho fatto solo perchè non volevo vederla più piangere.
Mi aspettavo di scontare il mio reato, ma speravo almeno nel suo perdono.
Sono dietro le sbarre da 3 anni. Lei era tutto per me, infondo il mio peccato è stato solo quello di amarla troppo. Non avete mai amato al punto di riuscire ad uccidere qualcuno? Beh io si.
Lei si chiamava Elisa e stava con quel cane. Sì il suo nome non voglio pronunciarlo per me è solo un cane. Si erano sposati 2 anni prima che io la incontrassi per la prima volta.
La vidi ad ottobre su una panchina, i suoi capelli erano dello stesso colore delle castagne, ma profumavano di primavera. Piangeva. Le chiesi se per caso avesse bisogno di qualcosa, ma capii subito che era una cosa troppo grande, di certo non l'avrebbe riferita ad uno sconosciuto come me. E di fatti non lo fece, però smise di piangere e mi chiese come mi chiamavo. Facemmo così conoscenza e lei si dimostrò gentile con me. Era molto bella, fose l'ho già detto, ma Dio solo sa quanto è raro incontrarne una così.
Parlammo del più e del meno, ma lei mi disse che le avrebbe fatto piacere rivedermi e io tornai in quel parco tutte le mattine. Lavoro non ne avevo, o meglio ero, anzi sono un musicista e vivo ogni giorno come viene. Così mi capitò di incontrarla nuovamente e alla fine mi confessò di essere una violoncellista. Parlammo per molto tempo di musica, filosofia e anche di letteratura. La ragazza di giorno in giorno si faceva sempre più interessante. Così arrivai ad invitarla fuori per una cena, ma lei mi confessò di essere sposata. In quell'istante i suoi occhi si fecero cupi. Capii che non era così un matrimonio felice. Fu un momento di imbarazzo e così mi raccontò tutto del cane. Infatti quella belva senza cuore aveva arrecato non poche sofferenze a quella mereavigliosa creatura. Ubriaco, il cane, tornava a casa la prendeva senza amarla. La picchiava anche quella bestia e lei, che ne era stata nnamorata ora non voleva lasciarlo. La poveretta non aveva lavoro e il padre, unico familiare stretto rimastole, l'aveva cacciata di casa all'età di 19 anni. Anche il padre infatti era un cane, ma non è di lui che vi voglio parlare.
Così dopo la sua confessione mi avvicinai sempre di più ad Elisa e ne diventai l'amante. Certo è che i soldi che guadagnavo con le serate non potevano mantenerci e lei rimase a casa con la belva. Penso che la fine della storia sia chiara. Mi ingelosii del cane. Non volevo la toccasse. Volevo proteggerla, Dio mi aveva mandato da lei per proteggerla. Perso da un impeto di rabbia una sera andai a casa della Bestia mentre Elisa non c'era. Era così ubriaco da non capire nulla. Lo presi per la gola, quel cane, e...lo strangolai.
Non fu dfficile ucciderlo quella sera era così malconcio da non reggersi in piedi. Quando esalò il suo ultimo respiro, devo essere sincero, ne provai anche pena.
Ovviamente dopo il folle atto mi costituii, non volevo nascondere nulla. Sapevo quello che avevo fatto e sapevo anche che era "sbagliato".
Elisa mi ha scritto una lettera. Mi ha accusato di essere stato un cane anche io. Io so solo che forse l'ho amata troppo e che ora, al di là di queste sbarre, non l'ama più nessuno.

martedì 18 ottobre 2011

SCATOLA DEI RICORDI

Quando sono triste spesso torno ad aprirla. Lo so è una cosa infantile, sciocca e sentimentale, ma continuo a farlo. Naturalmente quando nessuno mi vede. Quando la casa è vuota e nessuno può controlarmi, vado nella camera dove dormo, prendo la scatola che sta sul primo ripiano della libreria e finalmente la apro.  è la così detta SCATOLA DEI RICORDI, dentro ci sono tutte le foto, cartoline, tutte le lettere più belle che ho ricevuto, dei libri, collane, bracciali ed anelli, medagliette insomma tutto quello che mi ricorda la mia vita.
Ci sono addirittura le lettere ed i bigliettini del mio fidanzatino delle elementari. Beh oggi è successo ancora, ho riaperto la scatola. Piango spesso quando la apro, a dire il vero piango spesso e basta io. Ma è un bel periodo perchè non verso lacrime da un bel po'. E questa volta non ho pianto neanche aprendo la scatola. Che tosta che sono diventata eh? Chi l'avrebbe mai detto! Insomma tra le carte dei cioccolatini e le perline di un braccialetto che ho rotto forse troppo presto, tra una medaglietta che è stata appesa un anno e qualcosa al mio collo, tra gli auguri per i miei compleanni, e tra il biglietto del mio fidanzatino delle elementari che per farmi smettere di piangere (si strano stavo piangendo) mi scriveva la canzone del Lunapop "Vorrei vorrei esaudire tutti i sogni tuoi" e bla bla bla che a pensarci uno che ti dice che vorrebbe esaudire tutti i tuoi desideri te lo dovresti tenere a caro; tra tutte queste cose ho trovato lettere più recenti e sicuramente qualcuno capirà di cosa parlo. Due lettere in particolare, sono rimasta colpita perchè in queste 2 lettere scritte a distanza di 1 anno beh... c'erano scritte le stesse cose. Cose in cui io credevo, cose che mi rassicuravano mi rendevano forte. Ma le idee, i pensieri e le speranze cambiano, e quando si cresce non ci si crede più. Grazie a Dio io vivo nell'isola che non c'è con i bimbi sperduti e di crescere proprio non ne ho alcuna voglia. Io a molte cose ci credo ancora, credo in quei bracciali, in quella medaglietta, nelle canzoni, nelle foto credo persino al mio fidanzatino che mi diceva ingenuamente: "Vorrei vorrei esaudire tutti i sogni tuoi" e credo anche in quelle lettere che ora magari mi lasciano un po' di amarezza e che invece quando le leggevo un anno fa mi regalavano una serenità, anzi una felicità mai provata. Ora posso chiudere questo intervento, l'ho scritto talmente di getto che penserete tutti che io mi sia persa qualche rotella nel tempo in cui non ho scritto...in realtà dovete sapere che io non perdo niente, neanche le rotelle, perchè se non le ho con me evidentemente saranno nella SCATOLA DEI RICORDI.

domenica 25 settembre 2011

La lettera del Ministro Gordon O'Connor

Eccomi qui dopo tanti mesi su questo blog. Quello che mi ha spinto a tornare tra queste foglie di cipolla ormai un po' ingiallite è stata la lettera del Ministro della difesa Canadese Gordon O'Connor. Non so se vi è capitato di leggerla così ho deciso di riportarla qui sotto perchè per me è un capolavoro. Non credo che nessuno dei ministrotti italiani avrebbe mai avuto il coraggio di scrivere un lettera così "perculativamente geniale".  Detto ciò vi lascio alla lettura.

Una canadese "pacifista" scrive al proprio governo lamentandosi di come vengono trattati i terroristi detenuti in Afganistan. A risponderle è il Ministro della Difesa Gordon O'Connor e tale risposta potrebbe sembrare una burla ma non lo è, la lettera è stata pubblicata su tutti i maggori quotidiani canadesi e della signora non si sono più avute notizie. 

“Stimata cittadina attivista,

Grazie per la Sua lettera con la quale ci esprime la preoccupazione per come trattiamo i terroristi talebani e di Al Qaeda catturati dalle Forze Armate Canadesi. Per rispondere alle lamentele che riceviamo da cittadini attivisti come Lei, abbiamo creato un nuovo programma di pacifismo ed integrazione per i terroristi. In base a questo programma, abbiamo deciso di selezionare un terrorista e destinarlo “alla pari” nella Sua famiglia.

Da lunedì prossimo avrà il piacere di ricevere a casa Sua Alí Mohamed Amé Ben Mahmud (Lei, comunque, può chiamarlo più semplicemente Amé ). Sono certo che vorrà trattarlo esattamente come, nella Sua lettera di protesta, Lei chiede che facciano le Forze Armate canadesi. È probabile che dovrà farsi coadiuvare da altre persone in questo compito. Ogni settimana il nostro Dipartimento Le farà una visita di ispezione per verificare che vengano osservati i principi e le attenzioni che Lei rivendica nella Sua lettera.


Mi sento in dovere di avvisarLa che Amé è uno psicopatico esageratamente violento; confidiamo tuttavia che, grazie alla sensibilità che ha manifestato nella Sua lettera, possa brillantemente superare questo inconveniente.


Inoltre, il Suo ospite è estremamente efficiente nel combattimento corpo a corpo e può uccidere con una semplice matita o un tagliaunghie. Infine, Amé è abile a fabbricare artefatti esplosivi con prodotti casalinghi; Le consigliamo quindi di tenere lontano dalla sua portata questi prodotti a meno che non ritenga che il farlo possa offendere la sensibilità di Amé.

Il terrorista non vorrà avere rapporti né con Lei né con le Sue figlie (eccezion fatta per i rapporti sessuali), in quanto considera le donne come esseri inferiori o addirittura come semplici oggetti da usare. Questo è un aspetto molto delicato in quanto ha manifestato reazioni violente verso le donne che non intendono rispettare la legge islamica. Auspico, pertanto, che non Le dia fastidio il dover portare sempre il burqa: in tal modo Lei contribuirà al rispetto della cultura altrui nonché dei principi  che ha espresso nella Sua lettera.

Ancora grazie per la Sua preoccupazione; siamo orgogliosi di annoverare nel nostro Stato persone come Lei e renderemo pubblica a tutti i nostri connazionali la sua cooperazione.

Auguri e che Dio La benedica!

Cordialmente.

Gordon O'Connor - Ministro della Difesa

sabato 19 marzo 2011

La musa

Arrossì subito quando la vide togliersi la seta di dosso. Eppure aveva fatto questo mestiere per così tanti anni. Neanche ricordava quante modelle aveva visto adagiarsi su quel lettino senza altro velo oltre la nuda pelle.
Le chiese di mettersi di spalle: seduta sulla sedia, con la mano destra carezzante il collo; la testa leggermente volta di lato guardante la terra e i capelli raccolti sulla nuca.
La schiena marmorea rifletteva la pallida luce dello studio, quasi desiderosa di diventare colore su tela. E quel collo lungo sembrava la sorgente che dava origine a tutto quel fiume di membra armoniose e delicate che leggere riposavano in quella stasi.
Lui non parlò. Aveva il colore tra le mani, e si chiedeva come poter riprodurre una simile bellezza.
l'aria cominciò a tremare, quando il pennello sfiorò di nuovo la tela e tracciava il corpo della donna con curve quasi palpabili.
Il pennello cadde. La ragazza sorrise. Si senti in contatto con lei. Le chiese di sorridere nuovamente, perchè le sue orecchie non avevano mai sentito voce più melodiosa. Ora fu lei ad arrossire.
Di nuovo il colore pattinava sulla tela formando  il nido di capelli scuri raccolti alla meglio, e il solco deciso della spina dorsale. Tutto terminava nei fianchi immobili.
Luis firmò il quadro, la ringraziò del lavoro fatto e le diede i soldi. Lei si ricompose e se ne andò. Capì solo in quel momento che nel corpo di quella dea era racchiusa solamente una umile mortale.

mercoledì 9 marzo 2011

Mi scappa la pipì!

Ero al tavolo seduta con i soliti amici. Ordiniamo e passiamo più di un'ora a ridere e a scherzare.
Io inizio a sentire lo stimolo della pipì...però non mi alzo da tavola, non so perchè ero assorta dai discorsi demenziali e poi...non mi volevo alzare, stavo così bene seduta lì!
Lo stimolo si fa sempre più grande, mi giro verso Andrea e gli faccio " Devo andare al bagno ma...non ho voglia di alzarmi, solo che ora sto scoppiando!"
Lui con una risata fa girare tutti verso di noi e poi mi dice " Sinceramente anche io!"
A quel punto inizia la gara! Sguardo d'intesa c'alziamo tutti e due e iniziamo a correre verso la porta del bagno.I camerieri si lanciavano a destra e a sinistra per farci passare, sapendo che non ci saremmo fermati davanti a nessuno: Era una questione di onore! Dovevo conquistare la tazza!
 "Andrè c'hai 38 anni! non è ora che la smetti di fare gare sceme con le 18enni?!"
"Stai zitta nana! c'arrivo prima io ho le gambe più lunghe!"
Tra spintoni e calci io arrivo per prima alla porta: "Siiiiiiiiiiiiii!!!!!! Vittoria!"
"Lo dici tu! Ora ti busso vediamo se riesci a farla con me che sto dietro alla porta!"
"Ci riesco lo stesso non ho paura di te senti: psccchhhhhhhhhhh!"
"Ok hai vinto lasciami il bagno ora!"
"ahahah! ma perchè?! Io sto così bene qui dentro! Poi è anche un bel bagno sai!"
"Daiiiiiiii! Mi scappa!"
"A me non importa il bagno è mio! hahah"
"...Ti posso dire una cosa?!"
"Ceeeeeeeeeeeeeeeeeeeeerto! Tanto non esco!"
"Sai la storia delle ragazze che o volano o sono puttane"
"Sì Andrè ...l'hai detta mille volte!"
"Beh....tu non voli!"

giovedì 17 febbraio 2011

Parole...soffocate

No...oggi non scrivo non ci riesco, e poi cosa scrivo? come si fa a scrivere?...
No neanche oggi mi va...cioè in realtà mi va di scrivere ma...questo foglio bianco mi distrugge...e poi...
No...neanche oggi posso...poi oggi sono giustificata devo andare a canto e....ho anche lasciato il criceto sulla pentola a pressione...
Beh diciamo che è andata così...è per questo che il mio blog è fermo nel silenzio dal 2 Gennaio...non riesco a scrivere, devo dire che non ho passato un bel periodo e tante parole che vorrei o magari avrei voluto dire sono rimaste strozzate nella gola...non vanno giù e non vengono fuori, insomma stanno lì, aspettando forse il bastoncino del mio dentista, oppure...stanno dormendo e sono così comode da non volersi più svegliare...o magari...si sono perse per la faringe. Sì, deve essere così, devono aver smarrito la strada... Proverò in futuro a mettere delle indicazioni. Eppure in 17 anni di vita non mi era mai successo di perdere le parole! Mai! Parlo parlo parlo in continuazione e dico molto spesso quello che penso. Il molto spesso è perchè talvolta ci sono delle eccezioni... Magari se non mi piace il porro sul naso di una persona evito di dirglielo, ma per il resto...dico tutto ciò che mi passa per la testa.
Insomma tutto questo enorme sproloquio era per scusarmi per l'assenza sia da questo blog impolverato, sia dai miei preferiti, che ultimamente purtroppo non ho più seguito! Prometto che rimedierò:) Un bacio grande a tutti quelli che passeranno ancora qui...mi siete mancati!

martedì 4 gennaio 2011

Il Signor S.

Camminavo per quella strada da sola.
Non sul marciapiede, nè lungo il lato destro della strada come si fa solitamente: io ero nel mezzo.
Passo dopo passo sulla linea bianca continua, invalicabile. Dondolavo come sopra un filo invisibile, dolcemente in equilibrio.

  Con le braccia larghe e proseguendo nè troppo velocemente, nè troppo lentamente, con passi nè troppo lunghi, nè troppo corti.
Davanti a me si presentò come un'ombra, già altre volte era arrivato su quella strada.
Avevo voglia di urlare, era molto che provavo questa sensazione, e lui lo sapeva. Lui conosceva quello che mi bruciava nel petto, lui sapeva cosa squarciava il mio stomaco con coltelli affilati.

Il Signor S. mi scrutò come sempre. Tese la sua mano verso la mia. Stretto nel suo pugno c'era un biglietto. Aspettai per aprirlo che lui si dissolvesse nel vento. Come fumo scomparve e la voglia di urlare fuggì con lui.

"LE PAROLE SONO FONTE DI MALINTESI"(il Piccolo Principe)

Il Signor S. aveva preso le mie parole. Le aveva rubate. Non sarebbero più tornate da me.